NOTTE

Sulla scrivania c’erano un paio di pagine di giornale su Saint-Exupéry, la maglietta del liceo, due libri di greco, lo stereo, tante matite, un libro illustrato, un paio di calzini e la confezione del dopobarba.

La luce che illuminava queste cose era sola, perché era notte e in casa tutti dormivano da un pezzo. Io invece, ancora sveglio, scrivevo su di un foglio bianco.

Non mi andava di dormire e allora eccomi lì, chino sul foglio con la matita che si agitava fra le mie dita, inquieta.

Se mi giravo a sinistra vedevo le facce di Topolino e Paperino sull’Almanacco Disney e più in là il letto disfatto dove poco prima avevo tentato di addormentarmi.

A destra invece c’è la finestra che dà sul cortile.

Scostai la tenda per vedere la notte, ma era tutto nero. Allora pensai: “O la notte non è nient’altro che questo nero, oppure dovrei spegnere la luce per vederla davvero. Se spengo la luce, però, non posso più scrivere….”. Così lasciai che la tenda tornasse a posto e ripresi la matita.

Non avevo bene idea di cosa scrivere. Iniziai a battere sul labbro la gomma in cima alla matita. Immagino di aver avuto un’espressione abbastanza buffa, ma che importa: stavo riflettendo.

Avrei potuto scrivere una lettera alla ragazza che amavo, ma lei non esisteva. Avrei potuto scrivere una lettera a quella che avevo amato, ma ormai l’avevo dimenticata (grazie a Dio!) e quindi niente. Avrei potuto scrivere una lettera alla ragazza che verrà, ma non conoscendola, mi risultava impossibile.

Pazienza, niente lettera d’amore stasera. Avrò altre occasioni, mi dissi. Potevo esserne certo.

Al polso avevo un braccialetto tunisino, fatto a mano con cuoio e stoffa azzurra. Mi piacciono gli oggetti etnici, perché sanno di vita. Forse hanno una vita… chissà. Portano dentro la tradizione di un popolo, la sua ricerca della bellezza. Mi ricordai della vacanza in Tunisia. Ecco, il braccialetto aveva parlato… lo sapevo che era vivo. Certo a suo modo l’ha fatto, ma l’ha fatto.

Quando scrivo sulla carta, ogni volta che devo cambiare foglio sono restio a farlo; preferirei continuare sullo stesso per sempre poiché credo che il foglio e la mia scrittura ormai si amino. Alla fine però lei lo abbandona, perché volenti o nolenti si posa su un altro foglio.

Pensai che ora potesse essere. Mah, sul comodino una pila di libri copriva la radiosveglia.

Il portachiavi col faccione di Omer Simpson guardava in alto. Mi chiesi cosa potesse trovare di tanto bello nella mensola sopra di lui.

Io intanto non sapevo dove guardare perché il foglio bianco mi dava fastidio. Che disdetta non essere innamorati, in certi momenti ti annoi proprio. Quella sera, ad esempio, non potevo scrivere lettere d’amore.

Se non ero innamorato, però, non era colpa mia, di conseguenza la musa della matita non si sarebbe dovuta offendere se avessi abbandonato la scrivania per ritentare il sonno.

La colpa era di una ragazza che non c’era.

Non dovrei avere bisogno di una ragazza per scrivere una lettera d’amore.

Lasciai il foglio com’era, bianco:  quella volta finì così, senza un lieto fine.

Buonanotte.

                                                                                          Carlo gennaio 2007

Maggio 2007: il racconto “Notte” si classifica al terzo posto-narrativa al premio Dante di Ferrara.

 

 

 

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