Il silenzioso pescatore

 

 

 

La notte era tersa e nel tepore d’inizio estate solo il vento portava con sé i freddi aliti d’una pioggia appena passata.

Il mare era nero ed infinito e suscitava nel cuore del silenzioso pescatore un senso di sublime paura, così attraente e delizioso.

Quelle onde nere, coi riflessi candidi della luna, quel rumore cadenzato, simile ad una ninnananna, quella notte che invitava a riflettere, forse a soffrire, tutto questo… quanto era unico, quanto era grande!

Il silenzioso pescatore sedeva su uno scoglio umido; poco più in là, le acque scivolavano sul bagnasciuga.

Il suo viso era grinzoso, cotto dal sole, ma fra i baffi e le folte sopracciglia riluceva ancora uno sguardo pieno di vita, di vita vissuta, quando i sogni si trasformano ma non scompaiono, quando l’esperienza prende il posto della spontaneità, quando l’averle viste tutte ti nega il piacere della sorpresa ma ti concede di fare sempre la scelta giusta.

Si ricordava di quand’era giovane, degli anni in cui il mondo era più pulito e vivere sembrava la più entusiasmante delle avventure. Non c’era la ricerca delle imprese sensazionali, e proprio per questo non c’era la noia.

Il silenzioso pescatore era solitario.

Aveva molto da dare al mondo, ma da tempo non incontrava la gente.

Il silenzioso pescatore non rivolgeva più una parola alla gente del paese vicino, vi si recava solo per le grandi occasioni.

Il silenzioso pescatore credeva fortemente in Dio e lo vedeva ogni giorno nella spuma del mare. Gli parlava, in questi momenti, e nei riflessi delle onde leggeva le risposte. Aveva capito tutto della vita e la rabbia e il dolore che prostravano i suoi simili non lo toccavano da tempo.

Tutto era predisposto, nella vita, perché fosse concepito il bene. Gli attimi di sfiducia servono solo a tirare fuori il meglio di noi stessi.

Il vecchio pescatore era ignorante: non conosceva le parole difficili e il modo congiuntivo.

Tuttavia, ogni sera, prima di dormire, scriveva una lettera senza indirizzo. Sul foglio tracciava il sunto della sua giornata, ma non diceva le cose che aveva o non aveva fatto; riportava piuttosto gli insegnamenti che ancora alla sua età riceveva dalle piccole cose e dal vivere quotidiano.

Trascriveva le voci dei gabbiani e con segni confusi riportava le sinuose capriole delle sirene che solo lui conosceva.

Il silenzioso pescatore aveva solo un rimpianto nella vita: non aver mai amato.

Il silenzioso pescatore era ignorante ma, oltre a scrivere poche parole, leggeva. Un giorno aveva letto un racconto d’amore.

Spesso non capiva le frasi stampate e rimaneva seduto sul suo scoglio, nel tardo pomeriggio, quando non era più tanto caldo, col libro in mano davanti al viso, ma senza più leggerlo.

Cercava di comprendere lo spirito del libro, di sentir fluire nel suo cuore i sentimenti racchiusi, quelli di cui lo scrittore aveva intriso le pagine e che per un cuore libero non avevano bisogno di parole per esprimersi. Solo di sensazioni.

Il silenzioso pescatore non aveva bisogno della materia, perché lui, nella sua semplicità, senza le contaminazioni del mondo, poteva cogliere l’essenza.

Il silenzioso pescatore viveva solo, ma rimpiangeva di non aver mai amato.

C’era stata una donna, molti anni fa, che lo aveva conquistato.

Il silenzioso pescatore, allora più impulsivo e loquace, coi capelli biondi e non grigi, col viso liscio e non rugoso, l’aveva vista scendere da una nave prestigiosa, riccamente vestita, con gioielli brillanti e i capelli accuratamente acconciati.

Lui era un uomo semplice, per dirla tutta, povero; lei una sognatrice annoiata, di famiglia facoltosa.

Le offrì il sogno più bello: vivere una vita vera, al riparo dal contagio dell’avarizia e del successo, radicata nei valori più sani, che conosceva e non sapeva spiegare, perché era buono ma ignorante.

Lei vide in lui una nuova avventura e fuggì per mari assieme al suo pescatore.

Ma non durò.

Senza i ricevimenti, il cibo prelibato, l’ipocrisia e i club per ricchi, la donna sentì spegnersi il sogno della vita che il silenzioso pescatore le aveva offerto.

Così lo abbandonò.

Il silenzioso pescatore aveva creduto ciecamente in lei, mentre si era rivelato essere uno dei suoi tanti passatempi.

Da quel giorno non aveva più consegnato il suo cuore.

Il silenzioso pescatore viveva sereno, ma il suo rimpianto faceva capolino, la sera, quando finiva di scrivere la sua lettera e andava a dormire.

Il rimpianto è il peso di un errore irreparabile, pensava il silenzioso pescatore, e così cercava di rasserenarsi perché ormai era andata, ma era difficile prenderla in questo modo.

Il silenzioso pescatore ricevette un giorno una visita.

Era una donna, molto avvenente, sebbene non giovane. Era vestita di un lungo abito nero ed era fredda e pallida.

Il silenzioso pescatore aveva udito da tempo i passi della donna che si avvicinavano e la visita non fu del tutto una sorpresa.

La donna si sedette alla tavola da pranzo e chiese un tè. Il silenzioso pescatore non aveva del tè in casa, così le offrì un dito di vino bianco.

La donna bevette.

Il silenzioso pescatore, seduto, la guardava. L’aveva spesso sognata, come poteva essere, cosa gli avrebbe detto quando l’avrebbe incontrata.

Da quando aveva presagito che il tempo della visita era prossimo, si era sforzato di pensare a cosa dire, ma non aveva trovato parole. Il silenzioso pescatore se ne stava seduto, coi gomiti sul tavolo, a guardarla sorseggiare il vino, senza aprir bocca.

Fra i pensieri del silenzioso pescatore il suo personale rimpianto si faceva largo. La compagnia della donna gli aveva fatto capire che ormai non avrebbe più potuto cambiar nulla del suo passato. Così, proprio perché irreparabile, la sua eterna mancanza gli doleva.

Da tempo non si sentiva addolorato e nemmeno attraverso la sua fede riusciva a superare col sorriso sulle labbra un momento così difficile.

La donna che lo aveva visitato terminò di bere e gli disse che era ora di andare.

Il silenzioso pescatore si alzò.

Non raccolse nulla dei suoi pochi averi, non gli sarebbero serviti. Assieme alla donna, uscì di casa e s’allontanò.

 

Lo ritrovarono molti giorni dopo, ormai inaridito, accasciato sulla tavola. Di fronte a lui stava un bicchiere vuoto che ancora sapeva di vino bianco.

Assieme al suo corpo trovarono le sue lettere per il mondo. Furono sparse in lungo e in largo e le frasi semplici, con quella calligrafia stentata ed elementare, conquistarono il cuore di tutti.

E finalmente il silenzioso pescatore parlò.

 

 

Auguri Mamma!

Carlo, 6 giugno 2006

 

Settembre 2006: primo classificato sezione giovani al premio IL TREBBO di Riolunato (Mo) con il racconto “Il silenzioso pescatore”. Motivazione: il racconto tratteggia la figura di un uomo solitario, che, nel silenzio, trova nella parola scritta la forza di rivedere la sua vita, l'amore non corrisposto per una donna, il rimpianto per non averlo vissuto.

La prosa risulta incisiva e ben strutturata.

 

Maggio 2007: il Silenzioso Pescatore è stato selezionato per la pubblicazione tra i partecipanti al Premio Letterario Rotary Modena L.A.Muratori, posizionandosi al 2°-12° posto della graduatoria.

 

Maggio 2007: segnalato con il Silenzioso Pescatore al Concorso Letterario Racconto d’inverno (cat 14-18 anni) organizzato dalla Biblioteca di Lumezzane (Bs).

 

 

 

 

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