A cena con i grandi della letteratura

 

Quella sera mi preparai con cura nell’abito e poi mi recai all’Osteria Scciancalegn per la cena.

Si trattava di una cena importante durante la quale avrei avuto l’occasione di parlare con tre dei massimi letterati di tutti i tempi: Dante Alighieri, Charles Dickens e John Ronald Reuel Tolkien. Volevo invitare anche Giacomo Leopardi, del quale apprezzo molto i pensieri, ma è un tipo così solitario e asociale…

Entrai nel locale infreddolito e costatai che i miei amici erano già al tavolo ad aspettarmi. Li salutai accomodandomi dopo essermi spogliato di cappotto, sciarpa e guanti.

Io ero di fronte a Dickens, alla mia destra stava Tolkien ed a sinistra Dante, seduti ad un tavolo quadrato.

“Abbiamo già ordinato” mi disse Dante.

 “Una buona grigliata di carne” aggiunse Tolkien.

 “Bene” mi limitai a rispondere.

“Avete avuto occasione di guardare la televisione ultimamente?” dissi per intavolare un discorso. Dante e Dickens parvero non capire. Per forza! La televisione non la potevano conoscere. Tolkien ne sapeva qualcosa, invece.

“Beh, sempre più programmi amorali e stupidi inondano il nostro etere. Volete mettere la bellezza della letteratura?”.

 “Eh sì, non c’è nulla di migliore della parola scritta” commentò Dante.

 “In ogni modo, ho sentito di testi che non valgono un penny. Bisogna saper scegliere!” aggiunse Dickens.

 “Secondo me, i racconti devono avere una profondità storica, morale ed una trama curata e appassionante. Nel Signore degli Anelli è evidente il paragone tra i protagonisti e le loro azioni con i fenomeni che toccano anche noi che viviamo qui e non nella Terra di Mezzo. Quando l’ho scritto ho inventato un mondo, nomi e personaggi, ma in fondo l’essenza è quella del mondo d’oggi” disse Tolkien.

 “Sì. Un racconto deve far maturare il lettore e saper mantenere il giusto rapporto tra sogno e realtà, tra fatti e riflessioni. Queste ultime mi sembra abbondino un po’ troppo nella tua Divina Commedia, in particolare nel libro del Paradiso!” disse Dickens a Dante.

 “Il Paradiso non è fatti ed azioni, ma pensieri, meditazione e beatitudine” rispose Dante.

 “Sì, sono d’accordo. Dickens ha però sottolineato un particolare importante” dissi “La maturazione del lettore con la lettura. Un uomo, una donna, una persona qualsiasi deve iniziare un libro con qualcosa e terminarlo con qualcos’altro, di più e di migliore. Il lettore si affeziona molto al protagonista e portando il personaggio principale a scoprire nuovi orizzonti ed ad allargare le sue conoscenze anche il lettore maturerà poiché vedrà i mutamenti in meglio (o in peggio nel caso si tratti di un eroe negativo) del mondo che circonda il protagonista e dirà: “Posso farlo anch’io”. Quindi penso che il personaggio principale debba uscire arricchito dopo ogni sua peripezia e quindi arrivare ad un finale positivo, che è la miglior scelta”.

 “Beh, in questo siamo d’accordo tutti e quattro. Non potete dire che Frodo non ritorni alla Contea cambiato, dopo le avventure a Mordor ed in giro per la Terra di Mezzo: è più saggio, più forte e conosce molte più cose dei suoi simili. Alla fine, dato lo spessore dell’avventura vissuta si sente anche costretto a lasciare la sua casa per le Terre Immortali. La sua maturazione è palese” disse Tolkien.

 “E che dire di Mr Scrooge nel mio Racconto di Natale?”.

 “Bello! L’ho letto e riletto con gusto, sia in italiano sia in inglese” interruppi.

 “Mi fa piacere” riprese Dickens “Beh, il vecchio avaraccio, dopo aver conosciuto i tre spettri che gli mostrano tutto ciò che ha compiuto nella sua vita e dove lo porteranno i suoi atti di avidità e di egoismo, cambia carattere e si trova ad essere generoso e a non vivere più una vita di solitudine”.

 “Questo è verissimo. L’avarizia è un male molto grave, soprattutto se condiziona la salute ed il benessere altrui” commentò Tolkien.

 “Della Divina Commedia, che dire? Dall’inizio alla fine, dall’Inferno al Paradiso, riesci a districarti dalla selva oscura ed a riportarti sulla retta via, amico mio” disse Dickens a Dante.

 “Certo, e le riflessioni finali ne sono la testimonianza; è bello leggerle per comprendere la grandezza di Dio ed arricchirsi, come diceva prima Carlo”.

In quel momento, che ci trovava tutti d’accordo sul fatto che la maturazione del protagonista e le sue riflessioni devono essere l’anima del racconto, arrivò la cameriera a servirci la grigliata.

Dante, ovviamente, fece sua la fiorentina.

 

Carlo 2 Maggio 2004

 

Dicembre 2004: terzo premio, sezione giovani fino ai 18 anni, al Concorso Internazionale “L’Arcobaleno della vita” di Lendinara (Ro).

Gennaio 2005: secondo classificato, sezione narrativa, al 5° concorso di scrittura creativa “Angela Cosenza” indetto dal Liceo Scientifico di Finale Emilia (Mo).

Aprile 2005: finalista al Premio Letterario “ Ignazio Silone -  PARMA”.

Maggio 2005: citazione particolare alla 20° edizione del Premio Dante - Comitato di Ferrara, sezione narrativa scuole superiori.

Maggio 2005: il racconto A cena con i grandi della letteratura è primo classificato al concorso “Anna Vertua Gentile” di Codogno.

Febbraio 2006: secondo classificato al Concorso “I FIORI” indetto dalla Casa editrice “I fiori di campo” con il racconto  “A cena con i grandi della letteratura”.